A distanza di un anno, si ripete l’incendio nel parco urbano (o meglio, in quello che ne restava) dietro il Castello di Castelbuono.
Inutilmente avevo presentato anni fa, da Consigliere comunale, un’interrogazione al Sindaco, in cui denunciavo lo stato pietoso in cui il parco versava.
Il parco urbano dell’area retrostante il castello dei Ventimiglia, fu realizzato negli anni 90 dalla Giunta Ciolino grazie all’impegno di Lucio Spallino, l’Assessore ai lavori pubblici, che recuperò, tra gli altri finanziamenti che sembravano perduti, anche le centinaia di milioni di lire anni prima stanziate dalla Regione e mai utilizzate.
Fu necessario un lavoro certosino e paziente per adeguare il progetto, faraonico stile prima repubblica, alle prescrizioni della Sovrintendenza, e fu realizzato con cura.
Siccome oggi quasi nessuno ne conosce l’esistenza, a causa del degrado in cui è stato abbandonato da anni, occorre ricordare a chi si dovesse avventurare a leggere queste righe che erano stati realizzati vialetti e percorsi, lungo i filari di essenze locali piantumate con cura sulla base di una perizia redatta da professionisti qualificati che oggi, anzichè intervenire a tutela delle opere del loro ingegno e della loro stessa professionalità, tacciono confusi tra i cortigiani.
L’anno scorso il primo incendio, sviluppatosi proprio nei giorni in cui gli operatori della squadra antincendio del Sindaco stavano intervenendo per eliminare la boscaglia di frasche ed erbacce secche che seppellivano le essenze piantumate a suon di milioni.
Del resto il nostro parco proletario del Sarvaturi poteva consolarsi, visto che il ben più blasonato Giardino di San Francesco, senza alcun rispetto per i fasti dei Marchesi Ventimiglia, dopo la tronfia e sciocca “inaugurazione” era stato lasciato a subire una sorte non migliore, anzi più beffarda.
Andai a constatare i danni insieme a Lucio, e dopo qualche minuto risalimmo il viale verso il Castello senza riuscire ad esprimere un commento, o forse il silenzio era già un commento.
Il Parco dietro il castello abbisognava di un intervento deciso che ponesse fine a quest’agonia, fatta di viali senza luci nè tabelle, di preziose (per chi?) essenze endemiche sovrastate dalle prepotenti ed ignoranti, e chiassose e volgari erbacce, forma e simbolo del degrado imperante.
Non potevano certo essere gli asini comunali, che pascevano ubbidienti ed emblematici brucando i germogli delle povere piante del Parco, a giustificare il perdurare di questo stato di cose.
Ed infatti quest’anno è stata prospettata concretamente la soluzione finale: qualcuno, stanco di vedere lo spettacolo delle erbacce trionfanti, ha decretato per il povero Parco una sorta di crudele eutanasia, dando fuoco alle sterpaglie ed incendiandone il margine del lato Sarvaturi. Provvidenzialmente (per gli asini) le fiamme però non hanno completato l’opera di distruzione delle piante, lasciandole in balìa dei simpatici quadrupedi, nuove icone del paese, i quali sono apprezzati negli ambienti che contano nella ridente cittadina medioevale perché, a pancia piena, dimenticano tutte le umiliazioni subite.
Quest’anno non andrò, né da solo né con altri, ad affacciarmi dalla rotonda a constatare da vicino l’accaduto: non ce la farei proprio, il silenzio stavolta sarebbe troppo assordante.
Preferisco ghignare da lontano: ora, affacciandosi dai balconi del Castello (restaurato e trasformato in Museo prima dell’avvento del nuovo marchesato e della sua corte) il turista potrà ammirare meglio, eliminate le erbacce, il degrado del torrente e le opere dell’imprenditoria castelbuonese che lo contornano.
Segue il testo dell’interrogazione al Sindaco del 2004. Così, tanto per.
Al Sindaco di Castelbuono
E, per conoscenza, al Presidente del Consiglio Comunale
Il sottoscritto Gioacchino Cannizzaro, Consigliere comunale del gruppo di centrosinistra,
premesso che
ormai da diversi anni è stata ultimata la realizzazione di un Parco urbano nella zona retrostante il Castello dei Ventimiglia, che versa in condizioni di perenne abbandono se si eccettua la pulizia che viene effettuata più o meno annualmente;
interroga la S.V. per sapere:
- Se ritiene opportuno valorizzare e rendere fruibile il Parco suddetto, attraverso una cura non episodica, la tabellazione, la collocazione di panchine, corpi illuminanti, cestini per i rifiuti ecc., la realizzazione di percorsi didattici aventi ad oggetto le varie essenze arboree endemiche a suo tempo messe a dimora e, in parte, ancora vegetanti, la ripiantumazione delle piante lasciate seccare dall’incuria.
- se intende, in particolare, lasciare l’area di quel che rimane del campo di bocce nello stato in cui si trova, utilizzata come posteggio (non attrezzato) per camper o come sito per le giostre, o se invece intende ripristinare il campo di bocce o se intende dare all’area altra destinazione.
Castelbuono, 14-12-04 (Gioacchino Cannizzaro)
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Inutilmente avevo presentato anni fa, da Consigliere comunale, un’interrogazione al Sindaco, in cui denunciavo lo stato pietoso in cui il parco versava.
Il parco urbano dell’area retrostante il castello dei Ventimiglia, fu realizzato negli anni 90 dalla Giunta Ciolino grazie all’impegno di Lucio Spallino, l’Assessore ai lavori pubblici, che recuperò, tra gli altri finanziamenti che sembravano perduti, anche le centinaia di milioni di lire anni prima stanziate dalla Regione e mai utilizzate.
Fu necessario un lavoro certosino e paziente per adeguare il progetto, faraonico stile prima repubblica, alle prescrizioni della Sovrintendenza, e fu realizzato con cura.
Siccome oggi quasi nessuno ne conosce l’esistenza, a causa del degrado in cui è stato abbandonato da anni, occorre ricordare a chi si dovesse avventurare a leggere queste righe che erano stati realizzati vialetti e percorsi, lungo i filari di essenze locali piantumate con cura sulla base di una perizia redatta da professionisti qualificati che oggi, anzichè intervenire a tutela delle opere del loro ingegno e della loro stessa professionalità, tacciono confusi tra i cortigiani.
L’anno scorso il primo incendio, sviluppatosi proprio nei giorni in cui gli operatori della squadra antincendio del Sindaco stavano intervenendo per eliminare la boscaglia di frasche ed erbacce secche che seppellivano le essenze piantumate a suon di milioni.
Del resto il nostro parco proletario del Sarvaturi poteva consolarsi, visto che il ben più blasonato Giardino di San Francesco, senza alcun rispetto per i fasti dei Marchesi Ventimiglia, dopo la tronfia e sciocca “inaugurazione” era stato lasciato a subire una sorte non migliore, anzi più beffarda.
Andai a constatare i danni insieme a Lucio, e dopo qualche minuto risalimmo il viale verso il Castello senza riuscire ad esprimere un commento, o forse il silenzio era già un commento.
Il Parco dietro il castello abbisognava di un intervento deciso che ponesse fine a quest’agonia, fatta di viali senza luci nè tabelle, di preziose (per chi?) essenze endemiche sovrastate dalle prepotenti ed ignoranti, e chiassose e volgari erbacce, forma e simbolo del degrado imperante.
Non potevano certo essere gli asini comunali, che pascevano ubbidienti ed emblematici brucando i germogli delle povere piante del Parco, a giustificare il perdurare di questo stato di cose.
Ed infatti quest’anno è stata prospettata concretamente la soluzione finale: qualcuno, stanco di vedere lo spettacolo delle erbacce trionfanti, ha decretato per il povero Parco una sorta di crudele eutanasia, dando fuoco alle sterpaglie ed incendiandone il margine del lato Sarvaturi. Provvidenzialmente (per gli asini) le fiamme però non hanno completato l’opera di distruzione delle piante, lasciandole in balìa dei simpatici quadrupedi, nuove icone del paese, i quali sono apprezzati negli ambienti che contano nella ridente cittadina medioevale perché, a pancia piena, dimenticano tutte le umiliazioni subite.
Quest’anno non andrò, né da solo né con altri, ad affacciarmi dalla rotonda a constatare da vicino l’accaduto: non ce la farei proprio, il silenzio stavolta sarebbe troppo assordante.
Preferisco ghignare da lontano: ora, affacciandosi dai balconi del Castello (restaurato e trasformato in Museo prima dell’avvento del nuovo marchesato e della sua corte) il turista potrà ammirare meglio, eliminate le erbacce, il degrado del torrente e le opere dell’imprenditoria castelbuonese che lo contornano.
Segue il testo dell’interrogazione al Sindaco del 2004. Così, tanto per.
Al Sindaco di Castelbuono
E, per conoscenza, al Presidente del Consiglio Comunale
Il sottoscritto Gioacchino Cannizzaro, Consigliere comunale del gruppo di centrosinistra,
premesso che
ormai da diversi anni è stata ultimata la realizzazione di un Parco urbano nella zona retrostante il Castello dei Ventimiglia, che versa in condizioni di perenne abbandono se si eccettua la pulizia che viene effettuata più o meno annualmente;
interroga la S.V. per sapere:
- Se ritiene opportuno valorizzare e rendere fruibile il Parco suddetto, attraverso una cura non episodica, la tabellazione, la collocazione di panchine, corpi illuminanti, cestini per i rifiuti ecc., la realizzazione di percorsi didattici aventi ad oggetto le varie essenze arboree endemiche a suo tempo messe a dimora e, in parte, ancora vegetanti, la ripiantumazione delle piante lasciate seccare dall’incuria.
- se intende, in particolare, lasciare l’area di quel che rimane del campo di bocce nello stato in cui si trova, utilizzata come posteggio (non attrezzato) per camper o come sito per le giostre, o se invece intende ripristinare il campo di bocce o se intende dare all’area altra destinazione.
Castelbuono, 14-12-04 (Gioacchino Cannizzaro)
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